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Da Torino a Schönbrunn, nasce il network europeo delle antiche vigne urbane | LA STAMPA

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Il Vigneto di Villa della Regina sulla collina torinese, in pendenza e per questo coltivato a mano, è tornato a produrre Freisa dopo un complesso intervento di recupero ambientale

vignetovillareginaFavorire la promozione reciproca nel perimetro di un mercato particolare, dove il prodotto finale è il risultato di storie e contesti ambientali unici nel loro genere.
Il gemellaggio tra il «Vigneto di Villa della Regina» a Torino e quello del Castello di Schönbrunn a Vienna, annunciato nei prossimi giorni, nasce da questo obiettivo e aggiunge un altro tassello al prestigioso «network» delle vigne d’Europa che già comprende il «Clos Montmartre» di Parigi. Non vigne qualsiasi ma vigne urbane: capolavori dei quali si era persa traccia, reimpiantate dopo analisi sofisticate e restituite al loro ruolo per garantire una produzione di nicchia all’insegna della qualità. Con la consapevolezza che quelle bottiglie di rossi e di bianchi – dal Freisa di Chieri Doc «Vigna Villa della Regina» al «Wiener Gemischter Satz» di Schönbrunn, passando per il «Clos Montmartre» di Parigi – non contengono solo vini eccellenti: ogni calice è un sorso di storia.

Per questo il nuovo gemellaggio – frutto dell’accordo tra l’«Associazione Amici di Villa della Regina», presieduta da Monica La Cava, e il «Wien Wein» di Vienna – è significativo. «Perchè rappresenta anche il recupero di una memoria collettiva», premette Luca Balbiano, impegnato con il padre Francesco nell’omonima azienda vitivinicola fondata nel 1941 dal nonno Melchiorre. La stessa che ha in concessione il monovitigno di Villa Regina: un ettaro di «barbatelle» lavorate a mano, avvinghiate sulla collina rivolta a Torino; 4.077 bottiglie di «Freisa», oggi in commercio, al termine della vendemmia 2013. Selezione a monte e produzione limitata, dopo un sonno di sei mesi in botti di rovere francese e oltre un anno in bottiglia, «per un vino più evoluto rispetto al Freisa tradizionale: colore intenso, note speziate, profumi marcati».
Continua (La Stampa – 14/09/2015) – A. Mondo

 

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